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mercoledì 11 aprile 2012

Medicina popolare siciliana: erbe per traumi e contusioni

Continua la panoramica sui rimedi semplici della medicina popolare siciliana. Vediamo alcune erbe comuni che si possono impiegare per risolvere contusioni e traumi.

I traumi, per lo più di lieve entità, erano un fatto comune nella vita comune delle persone, come d'altronde avviene oggi. Poter avere a portata di mano rimedi semplici e di facile reperibilità in campagna, poteva essere di grande aiuto in situazioni in cui ricorrere al medico sarebbe stato scomodo e dispendioso in termini di tempo.

Tra le sostanze più utilizzate dai contadini siciliani citiamo l'olio di maggiorana, ottenuto dalla macerazione oleosa delle sommità fiorite di maggiorana (Origanum majorana), pianta aromatica che condivide lo stesso habitat di origano, timo, santoreggia e nepetella, tutte specie molto comuni nei luoghi sassosi e aridi delle campagne aperte.

Allo stesso modo veniva, e viene usato tuttora, l'olio di iperico (Hypericum spp.) dal caratteristico colore rosso vivo e noto nella medicina popolare di gran parte d'Italia ed entrato nella pratica erboristica moderna per le sue virtù cicatrizzanti, lenitive e disinfiammanti. A tal proposito la gente comune distingue l'uso dell'olio di maggiorana per risolvere vere e proprie contusioni, con dolori ed eventuale ecchimosi, mentre l'uso dell'olio di iperico viene riservato allorquando sia necessario sanare una qualche ferita, quindi se il trauma prende le forme dell'escoriazione, della ferita.

Similmente all'olio di maggiorana viene usato il decotto di sommità fresche o essiccate di timo capitato (Thymus capitatus), diffuso nelle zone meridionali dell'isola, sui terreni calcarei delle province di Siracusa e Ragusa.

La capelvenere (Adianthum capillus-veneris), popolarmente nota come capiddu venneru, è una piccola felce diffusa in tutta la penisola, abitante i luoghi umidi e ombrosi dei boschi, frequente in zone come Pantalica (provincia di Siracusa), in altri luoghi presso fonti e muri umidi. Si usa la pianta fresca contusa per farne dei cataplasmi lenitivi, antinfiammatori, risolutivi delle ecchimosi.

L'agave, pianta non autoctona, ma ormai diffusa in molte campagne in seguito a coltivazione, viene talvolta usata in alcuni territori come antinfiammatorio e antidolorifico. A tal fine se ne fa l'infuso oleoso delle foglie, che va usato in piccola dose in quanto ritenuto rimedio molto forte e se abusato addirittura caustico.

La piombaggine (Plumbago europaea), localmente nota come nuci cattiva, che talvolta si rinviene sui rilievi, su terreno arido, ai margini dei sentieri, viene usata per le sue foglie, al modo della capelvenere, per impacchi lenitivi e risolutivi.

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